Istituto Gianni Vattimo ETS
Seminario internazionale l’Umano

Seminario internazionale l’Umano

Durante l’anno accademico 2024-2025 si è svolto presso la Pontificia Università Antonianum il seminario permanente internazionale di ricerca filosofica: “l’Umano”; da gennaio 2025 a novembre 2025 studiose e studiosi da tutto il mondo si sono riuniti per tentare di declinare tutte le varie sfumature riguardo l’umano. Il 15 maggio 2025, la presidente dell’Istituto Lucrezia Romussi ha partecipato all’evento come relatrice.

L’intervento proposto da Lucrezia Romussi è composto da due differenti sezioni. Nella prima parte si tenta di riflettere in merito al concetto di oltreuomo elaborato da Gianni Vattimo, in seconda istanza, invece, si prova a contestualizzare l’oltreuomo nietzschiano nel contesto sociale contemporaneo. Tale predisposizione si pone l’obbiettivo di offrire una visione dell’umano, storica e, al contempo, attuale; elementi prettamente teoretici convoglieranno, infatti, in questioni etico-pratiche del presente. Vattimo propone un’interpretazione nietzschiana in cui emerge il concetto di oltreuomo, il quale si discosta nettamente dalla formula interpretativa che indicava Nietzsche come l’inventore del superuomo.

L’oltreuomo nietzschiano, inteso da Vattimo, non rappresenta l’esempio di vir romano, impavido e sicuro di sé, non sta a significare un uomo forte, che dopo aver abbattuto i muri della metafisica, è diventato un titano pronto a portare il mondo sulle spalle, non è un Prometeo che sfida l’intero Pantheon convinto delle proprie infallibili capacità, insomma, non è un superuomo. L’oltreuomo è un individuo debole e fragile, un essere umano che dopo aver smascherato la civiltà della decadenza e la morale scopre la “buona volontà di apparenza”. L’oltreuomo è una persona che riconcettualizza il divenire quale complesso sistema di interrelazioni tra oggetto e soggetto. Secondo questo paradigma interpretativo: il mondo si costituisce attraverso una serie di tentativi, l’opacità del manifestarsi storico si contrappone alla chiarezza metafisica per la costruzione di una differente verità e, l’errore, viene inteso come la vera ricchezza dell’umanità. L’oltreuomo di Vattimo è, quindi, una persona che ha accettato il dubbio, la precarietà dell’esistenza, l’incertezza del divenire e, soprattutto, l’illusorietà di ogni forma perentoria di certezza. Premesso ciò appare, forse, evidente il binarismo insanabile tra il concetto di superuomo e oltreuomo. Tale netta differenza permette di introdurre la seconda parte dell’intervento.

Il concetto di superuomo, contestualizzato nella contemporaneità, potrebbe ricordare alcune teorie del post-umano o transumano, in cui si tenta di oltrepassare la definizione di individuo mortale per definire un nuovo concetto di umano-ibrido, indenne alla sorte poiché preparato a resistere ad ogni evento. L’oltreuomo concepito da Vattimo, invece, sembra
riportare l’umano alla sua condizione originaria, un umano individuale, intimo, debole, e libero da ogni forma di trascendalismo.
Nella fragilità il Nietzsche di Vattimo scopre la vera potenza individuale; dunque, nell’attualità quale paradigma, anche al livello etico, appare più indicato per affrontare i problemi sociali contemporanei? È forse opportuno riflettere sulla propria umana debolezza piuttosto che illudersi di un’assoluta potenza? Risulta maggiormente indicato discriminare l’umano a favore del dominio metafisico della tecnica?