Istituto Gianni Vattimo ETS
Giornate della filosofia a Terni 2025

Giornate della filosofia a Terni 2025

Venerdì 26 settembre 2025, Lucrezia Romussi (presidente Istituto Gianni Vattimo – Istituto Italiano di Ricerca Filsoofica ETS) ha preso parte, per il secondo anno consecutivo, alle Giornate della Filosofia organizzate dalla biblioteca comunale di Terni.

La relazione del titolo: “Una proposta ermeneutica per l’etica dell’Intelligenza Artificiale” tenta di rintracciare nuove direttrici teoriche per affrontare la questione dell’etica dell’AI. L’intervento proposto intende ipotizzare una nuova formulazione dell’etica riferita all’intelligenza artificiale. In un primo tempo, ripercorrendo al livello sommario la storia della filosofia morale si tenta di sottolineare, ermeneuticamente, i cambiamenti che hanno condotto a una sostanziale crisi dell’etica. L’etica riguardo l’intelligenza artificiale diventa così un paradigma conoscitivo per interpretare l’intera filosofia morale. In seconda istanza, invece, si cerca di immaginare un nuovo approccio etico per l’AI, e non solo. Fino alla prima metà del ‘900 la morale rappresentava uno strumento efficace per la coordinazione sociale. La morale era un punto di riferimento per le masse, una guida deontologica in base alla quale orientare i propri comportamenti; per questo sovente si cedeva, anche in ambito filosofico, a un moralismo diffuso attraverso il quale accettare o misconoscere gli atteggiamenti individuali. La morale, in tal senso, si fondeva con la tradizione divenendo imponente regola di vita. A partire dal 1968, tuttavia, la situazione è mutata, le prassi sociali sono diventate così fluide e mutevoli da non poter essere più ascritte a un vademecum comportamentale unico. La morale si è trasformata in etica e si è interessata sempre più a settori disciplinari specifici e, quindi, non alla società al livello generale. Si sono sviluppate le etiche ambientali, la bioetica, addirittura le etiche professionali. Occupandosi di argomenti peculiari l’etica ha cercato di fornire parametri deontologici che vertessero sull’analisi di un particolare argomento, e, forse, così facendo ha tralasciato quell’aspetto di critica e analisi del sociale che in un primo tempo l’avevano caratterizzata.

L’etica dell’intelligenza artificiale non è esente da questo tipo di ragionamento ermeneutico, essa, in qualità di parte iperspecilistica della filosofia morale, è diventata manifestazione palese dell’approccio razionalistico e normativo della morale in generale. Riguardo l’AI si cercano di definire regole fisse, universalmente valide e scientificamente oggettive che possano in qualche maniera normativizzare il fenomeno complesso e multiprospettico dell’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, questo intento si scontra con la sua attuazione, quasi quotidianamente nel dibattito contemporaneo si riscontra che i principi etici non riescono a essere tramutati in pratica, si avverte una profonda aporia tra teoresi e prassi. Come risolvere tale contrasto? Per rispondere a questo quesito, forse, è bene ripensare al ruolo dell’etica nell’epoca contemporanea. Se da un lato sarebbe anacronistico recuperare una morale ferrea e moralistica, dall’altro sarebbe altrettanto inadeguato continuare a parlare di morale solamente in termini deontologici, ignorando le varie fallacie applicative della normatività legislativa. Una terza possibilità di impostazione della questione potrebbe essere rappresentata da un ritorno parziale della morale “originaria”.

Dalla morale concettualizzata prima del 1969 si dovrebbe recuperare l’approccio sociale e collettivo, e dall’etica contemporanea potrebbe, invece, emergere lo stimolo a rivolgersi a particolari ambiti piuttosto che ad altri. Tenendo unite teoreticamente queste due istanze si potrebbe formulare un’etica ermeneutica dell’intelligenza artificiale, e non solo. La morale, così concepita, dovrebbe situarsi come prisma prospettico attraverso cui analizzare la società e i cambiamenti ad essa correlati; solo a seguito di questa previa analisi l’etica, forse, potrebbe avere gli strumenti teorici per provare a concettualizzare proposte da applicare anche in ambito regolamentativo. Insomma, la morale pensata è un’ermeneutica del reale, una critica della prassi e, anche, un riferimento per future ipotesi legislative.

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