Istituto Gianni Vattimo ETS
Dialoghi filosofici sulla crisi della democrazia

Dialoghi filosofici sulla crisi della democrazia

Il 20 giugno 2025, presso la libreria Eli di Roma si è svolto un incontro dal titolo: “Dialoghi filosofici sulla crisi della democrazia”. L’Istituto Gianni Vattimo – Istituto Italiano di Ricerca Filosofica ETS ha organizzato l’evento per riflettere sui problemi attuali che oggi caratterizzano le democrazie occidentali, grazie al dialogo tra la presidente dell’Istituto, Lucrezia Romussi, e il prof. Stefano Petrucciani (docente onorario di filosofia politica presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza) sono emerse nuove prospettive di ricerca riguardo un argomento così vasto e complesso come la democrazia.

Ragionare oggi sulla democrazia significa riconoscere un paradosso: mentre a livello globale si contrappongono democrazie e autocrazie, in Italia e in Europa la democrazia vive una crisi profonda, segnata da sfiducia e disaffezione. Tale crisi riguarda in particolare i partiti, la rappresentanza e il senso stesso della partecipazione politica. La sfiducia verso i partiti è altissima e diffusa in tutto l’Occidente. In Italia, essa deriva dal crollo del vecchio sistema partitico ideologico della “prima Repubblica”, fondato su forti identità e valori (fascismo/antifascismo, comunismo/anticomunismo). Dopo Tangentopoli, sono nati partiti “di plastica”, personali o costruiti con logiche di marketing, privi di una chiara identità e radicamento sociale.
La nuova classe politica è composta da professionisti della politica, con scarso spessore ideale e frequenti trasformismi. Al tempo stesso, i meccanismi della rappresentanza si sono logorati: i cittadini incidono sempre meno sui partiti, i parlamentari hanno perso potere a favore dei governi e, all’interno di questi, i premier assumono un ruolo sempre più monocratico.

È venuta meno la corrispondenza tra schieramenti politici e gruppi sociali: la sinistra non rappresenta più i ceti popolari, delusi dall’incapacità di difenderli dagli effetti della globalizzazione (delocalizzazioni, immigrazione, precarietà), mentre le forze antisistema hanno saputo intercettare meglio questi disagi. La sfiducia è alimentata anche dalla percezione che le scelte decisive non vengano più prese a livello nazionale, ma nei centri sovranazionali (UE, FMI, BCE). Ciò limita le alternative politiche reali: i governi, di qualunque colore, devono rispettare le stesse regole neoliberiste (privatizzazioni, tagli al welfare, riduzione della spesa pubblica). Decisioni cruciali vengono prese da istituzioni prive di legittimazione democratica, con un forte peso del potere finanziario.

La globalizzazione ha creato un sistema in cui i grandi poteri economici e finanziari influenzano direttamente le scelte politiche, bypassando i meccanismi democratici nazionali. Si forma così una “statualità transnazionale” senza controllo dei cittadini, che svuota la democrazia e alimenta il risentimento populista e antidemocratico. Come ricordava Adorno, il radicalismo di destra nasce dalle delusioni della democrazia, incapace di mantenere le proprie promesse. Le soluzioni si muovono su due piani: riformare la rappresentanza dall’interno, con misure come la revoca degli eletti, la limitazione dei mandati o la consultazione diretta degli iscritti; rafforzare il controllo dal basso, come propone Habermas, valorizzando la sfera pubblica, i movimenti sociali e la democrazia deliberativa. Tuttavia, la sfiducia non dipende solo dalle forme della democrazia, ma dai suoi contenuti: la politica riconquisterà fiducia solo se saprà garantire buon governo, equità, benessere e partecipazione reale.

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